L'EDITORIALE

L’estetica dell’imprevisto: Lawrence Osborne e il viaggio oltre il turismo di massa

L’estetica dell’imprevisto: Lawrence Osborne e il viaggio oltre il turismo di massa

Il numero di questa settimana di Robinson si configura come un vero e proprio atlante della curiosità, un viaggio che parte dalle strade caotiche di Bangkok per

Pubblicata 21/07/2026 alle 08:41

Il numero di questa settimana di Robinson si configura come un vero e proprio atlante della curiosità, un viaggio che parte dalle strade caotiche di Bangkok per approdare alle biblioteche private dei grandi del Novecento. In primo piano troviamo la figura carismatica di Lawrence Osborne, lo scrittore britannico che ha fatto dell’altrove la sua residenza permanente. Nell’intervista curata da Raffaella De Santis, Osborne si mette a nudo, raccontando una vita spesa tra reportage per le testate più prestigiose e una narrativa che insegue costantemente il brivido dell’ignoto.

L’occasione è l’uscita della sua ultima raccolta di racconti, L’angelo in fiamme, edita da Adelphi. Attraverso le parole di Osborne, emerge una critica feroce alla contemporaneità: il mondo odierno sembra aver smarrito la dimensione del vero girovagare, soffocato da un overtourism che trasforma ogni luogo in un prodotto preconfezionato. Per Osborne, il viaggio deve invece conservare quella «possibilità di non tornare», un’attitudine quasi filosofica che affonda le radici nel mito di Robinson Crusoe e nelle atmosfere rarefatte di Paul Bowles. È un invito a riscoprire l’imprevisto come bussola dell’esistenza.

Dalle avventure esotiche si passa poi all’introspezione letteraria con un’analisi dettagliata della biblioteca di Marcel Proust. Daria Galateria ci guida tra gli scaffali mentali e reali dell’autore della Recherche, svelando un rapporto ambivalente con i propri maestri: da Balzac a Flaubert, le letture di Proust non erano semplici passatempi, ma fonti di ispirazione temute e amate allo stesso tempo. Questo legame profondo con il libro torna anche nelle pagine dedicate ai gruppi di lettura, che oggi vivono una nuova giovinezza trasformandosi in vere e proprie giurie popolari capaci di sfidare i verdetti dei premi Strega e Campiello, come dimostra il successo de I convitati di pietra di Michele Mari nel circolo calabrese Cuori d’inchiostro.

Il supplemento non dimentica le arti visive e il cinema. Spicca il racconto di Giovanna Taviani, che ripercorre il legame viscerale della sua famiglia con l’isola di Salina, un luogo dove la realtà quotidiana e la finzione cinematografica si fondono inestricabilmente. Parallelamente, Venezia celebra le origini del mito di Peggy Guggenheim, ricostruendo i diciotto mesi cruciali trascorsi a Londra in cui la collezionista forgiò il suo gusto artistico, pur con il rammarico storico di non aver incrociato il cammino di Frida Kahlo.

Infine, Robinson volge lo sguardo alle nuove generazioni e ai grandi classici. Se da un lato Eugenia Erba esplora le frontiere del fumetto queer e underground, dall’altro la giovane star editoriale Karim B. suggerisce una dieta di letture estive basata sui pilastri del giallo e della letteratura per ragazzi. A chiudere il cerchio è l’omaggio a Jack London in occasione del suo 150° anniversario: un navigante eterno che, come Osborne, ha saputo trasformare l’avventura vissuta in letteratura immortale. In questo numero, la cultura si conferma non come un archivio statico, ma come una materia viva, capace di interpretare il presente attraverso la lente del passato e dell’altrove.