L'EDITORIALE

L’architetto del nuovo ordine: Peter Thiel e la metamorfosi del potere americano

L’architetto del nuovo ordine: Peter Thiel e la metamorfosi del potere americano

Non è più soltanto una questione di algoritmi o di capitali di rischio. Raccontare oggi la figura di Peter Thiel significa immergersi nelle correnti profonde ch

Pubblicata 06/08/2026 alle 08:50

Non è più soltanto una questione di algoritmi o di capitali di rischio. Raccontare oggi la figura di Peter Thiel significa immergersi nelle correnti profonde che stanno riscrivendo il codice genetico degli Stati Uniti e, di riflesso, dell’intero Occidente. La recente pubblicazione della biografia firmata da Luca Ciarrocca, L’anima nera della Silicon Valley, offre lo spunto per analizzare non solo un uomo d’affari di successo, ma il vero e proprio ideologo di una destra tecnologica che ha deciso di abbandonare il guanto di velluto del soft power rooseveltiano per impugnare la spada della forza.

Thiel, co-fondatore di PayPal e mente dietro la controversa Palantir, rappresenta l’anomalia del sistema californiano. Mentre i suoi colleghi di Menlo Park e Mountain View si nascondevano dietro la retorica del progresso inclusivo, lui costruiva un impero basato sulla sorveglianza, i Big Data e una visione del mondo nutrita dalle letture di Tolkien. Non è un caso che i nomi delle sue creature — da Palantir ad Anduril — richiamino gli strumenti di controllo e le armi di difesa della Terra di Mezzo. Per Thiel, la tecnologia non è un gioco, ma una barriera contro quella che percepisce come l’inevitabile decadenza dell’Occidente.

Il suo percorso intellettuale inizia a Stanford, dove con la Stanford Review dichiarò guerra al politicamente corretto ben prima che il termine diventasse un feticcio mediatico. Già allora, la sua critica alle affirmative action e al multiculturalismo tradiva l’idea di una meritocrazia spietata, dove il potere deve spettare a chi è in grado di esercitarlo. Questa filosofia lo ha portato a essere l’unico grande nome della Silicon Valley a scommettere su Donald Trump nel 2016, un gesto che all’epoca sembrò un suicidio d’immagine e che oggi appare invece come la mossa d’apertura di una partita a scacchi magistrale.

L’influenza di Thiel, tuttavia, non si esaurisce nel sostegno finanziario. Egli agisce come un mentore e uno stratega dietro le quinte, capace di plasmare carriere politiche. Il caso più emblematico è quello di J.D. Vance: il vicepresidente americano è, a tutti gli effetti, una creatura politica cresciuta sotto l’ala protettiva (e i fondi) di Thiel. Attraverso Vance, le teorie del miliardario libertario entrano direttamente nella stanza dei bottoni di Washington, puntando a un obiettivo ambizioso: la presidenza del 2028 e la trasformazione definitiva dello Stato in una macchina d’efficienza tecnologica e autorità muscolare.

Che si tratti di discutere della figura dell’Anticristo in un lussuoso palazzo parigino o di coordinare forum segreti tra capitalisti e avvocati d’assalto, Thiel rimane un enigma difficile da decifrare. È il paladino della libertà di parola che distrugge i media che lo criticano, il libertario che vende sistemi di sorveglianza ai governi. In definitiva, l’universo di Peter Thiel ci suggerisce che il futuro non sarà democratico né orizzontale, ma governato da un’élite capace di padroneggiare i dati come se fossero la fiamma di una nuova civilizzazione. Capire lui significa, oggi, capire dove sta andando l’America.