L'EDITORIALE

L’arte di vendere il nulla: il surrealismo irresistibile di Franz Bartelt ne «Il femore di Rimbaud»

L’arte di vendere il nulla: il surrealismo irresistibile di Franz Bartelt ne «Il femore di Rimbaud»

Esistono libri che, fin dalle prime pagine, sembrano voler sfidare la logica del buonsenso per rifugiarsi in un’assurdità lucida e magnetica. È il caso de Il fe

Pubblicata 23/08/2026 alle 06:54

Esistono libri che, fin dalle prime pagine, sembrano voler sfidare la logica del buonsenso per rifugiarsi in un’assurdità lucida e magnetica. È il caso de Il femore di Rimbaud, l’ultima fatica letteraria di Franz Bartelt edita in Italia da Prehistorica Editore. Al centro della vicenda troviamo Majésu Monroe, un antiquario che ha trasformato la menzogna in una forma d’arte raffinata e la truffa in un atto poetico. La sua mercanzia non comprende mobili d’epoca o argenteria, bensì reliquie impossibili: calzini bucati di poeti maledetti, provette contenenti malattie illustri e frammenti ossei di imperatori.

Il romanzo di Bartelt non è però un semplice catalogo di bizzarrie. Attraverso la figura di Monroe, l’autore compie una profonda riflessione sul potere della parola. Per il protagonista, l’oggetto in sé non possiede alcun valore intrinseco; è il linguaggio a conferirgli significato, slancio e, soprattutto, un prezzo. Monroe è un manipolatore di realtà, un uomo che abita in affitto presso una coppia di bulgari e che riesce a conquistare Noème, una giovane militante comunista animata da un odio viscerale per la propria origine borghese. Il rapporto tra i due, sospeso tra il grottesco e il sentimentale, diventa il palcoscenico ideale per una critica sociale affilata, dove persino l’ideologia stalinista di Noème sembra un modo per punire l’opulenza dei genitori.

Sullo sfondo di una provincia francese sospesa nel tempo, le Ardenne, si muovono personaggi memorabili come l’ispettore Bradouate, voce della ragione in un mondo che sembra averla smarrita. L’incontro tra Monroe e la sua clientela diventa un pretesto per esplorare le fragilità umane: il desiderio di possedere un pezzo di storia, la ricerca di un miracolo a buon mercato o semplicemente la necessità di credere a una bella favola per sopportare la miseria del quotidiano.

La scrittura di Bartelt è un turbine di colpi di scena e aforismi fulminanti. L’autore gioca con i luoghi comuni, trasformandoli in una sorta di lingua universale che, pur nella sua banalità, riesce a descrivere la complessità dell’esistenza. È un’opera che celebra l’immaginazione come strumento di sopravvivenza. In un’epoca dominata dal cinismo materiale, Monroe ci ricorda che siamo disposti a pagare cifre esorbitanti non per la materia, ma per la narrazione che la circonda.

In conclusione, Il femore di Rimbaud è un romanzo allegro e crudele al tempo stesso. Grazie alla traduzione curata da Alice Laverda e Lamberto Santuccio, il lettore italiano può immergersi in un groviglio di spirito e sangue, dove il confine tra verità e finzione si dissolve sotto il peso di una risata. Bartelt ci consegna un piccolo gioiello di letteratura noir-burlesque che conferma come, a volte, per capire la realtà, sia necessario guardarla attraverso il vetro opaco di una provetta sigillata, magari contenente i mali di un secolo passato.