L'EDITORIALE

Il «buiore» che illumina l'abisso: il ritorno di Marco Amerighi tra arte e ossessione

Il «buiore» che illumina l'abisso: il ritorno di Marco Amerighi tra arte e ossessione

Dopo il successo di Randagi , che lo ha visto tra i protagonisti del Premio Strega 2022, Marco Amerighi torna in libreria con un’opera che sfida le etichette di

Pubblicata 26/08/2026 alle 06:55

Dopo il successo di Randagi, che lo ha visto tra i protagonisti del Premio Strega 2022, Marco Amerighi torna in libreria con un’opera che sfida le etichette di genere. Quanto splende questo nero, edito da Bollati Boringhieri, non è una semplice biografia romanzata, bensì un’indagine profonda sul potere salvifico e tormentato dell’espressione artistica. Al centro del racconto si staglia la figura di Lorenzo Viani, l’anarchico viareggino, pittore degli ultimi e degli irregolari, la cui esistenza si specchia in quella contemporanea di Enrico Dei.

L’architettura narrativa di Amerighi si muove su un doppio binario temporale. Da un lato seguiamo la traiettoria di Viani, artista eccentrico e refrattario a ogni convenzione sociale, capace di dialogare con giganti come Picasso e Ungaretti pur rimanendo visceralmente legato ai «vàgeri» della sua terra, i derelitti che popolavano i moli e le osterie. Dall’altro, incontriamo Enrico Dei, un uomo che nella fase matura della propria vita resta folgorato da una tela di Viani. Questo incontro epifanico trasforma la curiosità in una missione esistenziale: recuperare le tracce disperse dell’opera del maestro, diventandone l’ultimo custode.

Il vero protagonista del romanzo è però il concetto cromatico e filosofico di «buiore». Per Viani, il nero non è l’assenza di luce o un simbolo di morte, ma una materia densa, viva, capace di restituire una verità che la realtà superficiale nasconde. È un buio che splende, un paradosso visivo che Amerighi traduce in una prosa straordinariamente tattile e figurativa. La scrittura dell’autore toscano sembra quasi farsi pennellata, densa di aggettivi che evocano odori, suoni e consistenze della Versilia tra Ottocento e Novecento, trasportando il lettore dentro la fatica fisica del dipingere e del ricordare.

Attraverso la ricerca ossessiva di Dei, Amerighi riflette sul ruolo dell’arte come ponte tra le solitudini. Il processo di identificazione tra il collezionista e l’artista diventa totale, annullando le distanze cronologiche in nome di una comune sensibilità verso il dolore e l’emarginazione. Viani non cercava il compiacimento del pubblico; la sua era una pittura di resistenza, un grido anarchico contro le ingiustizie del potere e la mediocrità del vivere quotidiano.

In conclusione, Quanto splende questo nero si conferma come una delle prove più mature della recente narrativa italiana. Marco Amerighi non si limita a raccontare una storia, ma costruisce una riflessione sull’eredità culturale e umana. Ci ricorda che la memoria è un atto di volontà e che, a volte, per vedere davvero il mondo in cui viviamo, è necessario immergersi nell’oscurità più profonda, dove l’essenza dell’uomo splende con più forza.