Non è un semplice investitore, né un comune filantropo della Silicon Valley. Peter Thiel rappresenta l’architetto silenzioso di una nuova era politica e tecnologica, una figura che sfugge alle etichette tradizionali per posizionarsi al centro di un potere che fonde algoritmi, geopolitica e una visione quasi escatologica del futuro. La recente uscita della biografia firmata da Luca Ciarrocca, L’anima nera della Silicon Valley, offre lo spunto per analizzare come questo scacchista nato a Francoforte sia diventato il baricentro intellettuale della nuova destra americana.
Il percorso di Thiel non inizia con il desiderio di accumulare ricchezza, ma con una sfida culturale. Già dai tempi della Stanford Review, la rivista universitaria da lui fondata, era chiaro che il suo obiettivo fosse lo smantellamento di quello che definiva il conformismo del “politicamente corretto”. Per Thiel, il multiculturalismo e le politiche di inclusione non sono segni di progresso, ma zavorre che indeboliscono l’eccellenza e il merito. Questa convinzione lo ha portato, negli anni, a diventare uno dei pochi magnati tecnologici a schierarsi apertamente con Donald Trump fin dal 2016, rompendo il fronte progressista della California costiera.
Ma è attraverso le sue creature societarie che Thiel esercita il controllo più profondo. Se PayPal lo ha reso ricco e ha creato la cosiddetta “PayPal Mafia” — un circolo di potere che include Elon Musk — è con Palantir che il miliardario è entrato nel cuore dello Stato profondo americano. La società, che mutua il nome dalle “pietre veggenti” de Il Signore degli Anelli, si occupa di sorveglianza e analisi dei Big Data per conto di CIA e Pentagono. Qui risiede il paradosso di Thiel: un libertario convinto che fornisce ai governi gli strumenti per monitorare piazze e individui, convinto che solo la forza tecnologica possa evitare la decadenza dell’Occidente.
Oggi, l’influenza di Thiel si riflette in modo lampante nella figura di J.D. Vance. Il vicepresidente degli Stati Uniti è, a tutti gli effetti, un suo pupillo, cresciuto professionalmente e politicamente sotto l’ala protettiva del finanziere. Questa connessione segna il passaggio definitivo dal soft power della generosità rooseveltiana a una visione muscolare del potere, dove il dominio tecnologico e la protezione dei confini diventano i pilastri per la sopravvivenza della civiltà.
Thiel rimane una figura enigmatica: un uomo che discute della teoria dell’Anticristo biblico a Parigi e, contemporaneamente, decide i flussi di investimento verso le tecnologie d’arma più avanzate. Capire la sua parabola significa comprendere dove sta andando l’America. Non è solo una questione di dollari o di voti, ma di una visione del mondo radicale che vede nella tecnologia lo strumento per un nuovo ordine gerarchico, lontano dai sogni democratici del secolo scorso e proiettato verso un futuro dove solo i più forti sono destinati a guidare.