L'EDITORIALE

Sally Rooney al bando nel Regno Unito: quando l'attivismo radicale cancella i bestseller

Sally Rooney al bando nel Regno Unito: quando l'attivismo radicale cancella i bestseller

Il panorama editoriale britannico è scosso da un terremoto che unisce letteratura, geopolitica e leggi antiterrorismo. Sally Rooney, la scrittrice irlandese che

Pubblicata 19/10/2026 alle 11:53

Il panorama editoriale britannico è scosso da un terremoto che unisce letteratura, geopolitica e leggi antiterrorismo. Sally Rooney, la scrittrice irlandese che con titoli come Persone normali e Intermezzo è diventata la voce di un’intera generazione, non vedrà più i suoi libri sugli scaffali del Regno Unito. Non si tratta di una censura culturale nel senso classico del termine, ma di un cortocircuito legale innescato dalla ferma volontà dell’autrice di finanziare attivamente la causa palestinese.

Al centro della contesa c’è il legame tra Rooney e Palestine Action, un’organizzazione che il governo di Londra ha recentemente inserito nella lista dei gruppi illegali in base alle normative antiterrorismo. Il gruppo è noto per azioni di protesta dirette, come il recente blitz alla base della Royal Air Force di Brize Norton, dove alcuni attivisti hanno imbrattato velivoli militari per protestare contro il sostegno britannico a Israele. La decisione della casa editrice Faber di interrompere la distribuzione delle opere di Rooney nasce da una necessità pragmatica: poiché l’autrice ha dichiarato pubblicamente di voler devolvere i proventi delle sue vendite e dei diritti televisivi proprio a Palestine Action, Faber si trova nell’impossibilità legale di versarle le royalty senza incorrere nel reato di finanziamento del terrorismo.

Questa scelta di campo radicale non è una novità per la trentacinquenne di Castlebar. Già nel 2021, Rooney aveva fatto discutere per il suo rifiuto di concedere i diritti di traduzione a grandi editori israeliani, aderendo formalmente al movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions). Tuttavia, con quest’ultima mossa, il livello dello scontro si è alzato notevolmente. La scrittrice ha rinunciato a uno dei suoi mercati più floridi, accettando il rischio di un isolamento editoriale e, potenzialmente, legale. Secondo diverse indiscrezioni, la Rooney avrebbe persino evitato di presenziare a eventi nel Regno Unito negli ultimi mesi per il timore di essere soggetta a provvedimenti restrittivi o arresti.

L’aspetto più interessante della vicenda risiede nella coerenza granitica, quasi provocatoria, della scrittrice. Mentre molti intellettuali si limitano a dichiarazioni di principio, Rooney ha deciso di mettere in gioco la propria carriera e la reperibilità stessa delle sue opere. Significativa è anche la sua posizione verso l’editoria israeliana: se da un lato boicotta i grandi colossi, dall’altro ha autorizzato la traduzione del suo ultimo romanzo, Intermezzo, con una piccola casa editrice indipendente, November Books, dichiaratamente schierata per i diritti dei palestinesi.

Il caso Rooney solleva interrogativi profondi sul ruolo dell’artista nella società contemporanea. Fino a che punto l’impegno politico può spingersi prima di scontrarsi con l’architettura legale di uno Stato? La scomparsa dei suoi libri dalle librerie di Londra e Manchester segna un punto di non ritorno, dove la parola scritta cede il passo all’azione politica, trasformando un’icona letteraria in un soggetto politico non grato per le istituzioni britanniche. La scrittrice si è detta pronta ad accettare le conseguenze delle sue azioni, segnando un precedente che farà discutere a lungo il mondo della cultura internazionale.