L'EDITORIALE

L'incubo di un Premier: Humza Yousaf e quel filo diretto tra Edimburgo e le macerie di Gaza

L'incubo di un Premier: Humza Yousaf e quel filo diretto tra Edimburgo e le macerie di Gaza

Immaginate di dover salire sul palco più importante della vostra carriera politica, davanti a migliaia di delegati e sotto l’occhio vigile delle telecamere nazi

Pubblicata 25/10/2026 alle 10:11

Immaginate di dover salire sul palco più importante della vostra carriera politica, davanti a migliaia di delegati e sotto l’occhio vigile delle telecamere nazionali, mentre sul cellulare vi vibra un messaggio che gela il sangue: «Penso che stiamo per morire. Promettimi che ti prenderai cura delle mie bambine». È l’ottobre del 2023 e Humza Yousaf, all’epoca Primo Ministro scozzese, non sta solo affrontando la sua prima prova di leadership al congresso dell’SNP; sta vivendo un’agonia privata che scavalca i confini della diplomazia internazionale.

Nel suo nuovo libro di memorie, intitolato significativamente “Under Fire”, Yousaf ripercorre le quattro settimane di inferno vissute dalla sua famiglia. Mentre lui sedeva nelle stanze del potere di Edimburgo, i suoi suoceri — Elizabeth, un’infermiera in pensione di Dundee, e suo marito Maged — si trovavano intrappolati nella striscia di Gaza, dove si erano recati per una visita ai parenti poco prima dell’escalation del conflitto. Il volume non è solo un resoconto politico, ma un diario intimo e crudo di chi si scopre impotente nonostante la carica istituzionale.

L’autore descrive con efficacia il contrasto stridente tra la formalità dei suoi impegni ufficiali e l’orrore delle notizie che giungevano dal fronte. Attraverso i racconti del cognato, un medico che operava in condizioni disperate negli ospedali di Gaza — spesso utilizzando la luce di un cellulare e senza anestesia — Yousaf porta il lettore dentro la catastrofe umanitaria. La narrazione si sposta dai corridoi di Holyrood ai tentativi falliti di attraversare il valico di Rafah, offrendo una prospettiva unica: quella di un leader occidentale che vede i propri cari trasformarsi in potenziali «danni collaterali».

Il titolo del libro gioca su un doppio binario. Da un lato c’è il fuoco reale delle bombe che hanno devastato il quartiere di Deir al-Balah; dall’altro c’è la pressione politica costante a cui Yousaf è stato sottoposto. Essere il primo leader musulmano di una nazione a larghissima maggioranza bianca e non islamica ha aggiunto un carico di scrutinio pubblico e pregiudizio che l’ex First Minister non esita a denunciare. Nel testo emerge chiaramente la fatica di dover decidere quanto della propria tragedia personale rendere pubblico per sensibilizzare l’opinione mondiale sulla sorte dei civili palestinesi.

Non mancano le sferzate polemiche verso il governo di Londra. Yousaf critica aspramente l’atteggiamento di Rishi Sunak e dell’allora Segretario agli Esteri James Cleverly, colpevoli a suo dire di una colpevole inerzia e di una mancanza di comunicazione verso i cittadini britannici in pericolo. Sebbene il libro indugi a tratti in regolamenti di conti interni al Partito Nazionale Scozzese — come gli attacchi alla rivale Kate Forbes o il peso dell’eredità di Nicola Sturgeon — il cuore pulsante dell’opera resta il dramma umano.

“Under Fire” si configura così come un documento prezioso, pur con i suoi limiti strutturali. È la testimonianza di un mese sospeso tra la vita e la morte, un racconto che trasforma la geopolitica in carne e ossa, ricordandoci che dietro i bollettini di guerra ci sono sempre famiglie distrutte e promesse sussurrate nell’oscurità di un rifugio.