Non è un libro, non è un podcast e non è un semplice esperimento digitale. L’ultima fatica di Alessandro Baricco, battezzata programmaticamente Waterloo, si presenta come un ecosistema narrativo in continuo divenire, segnando forse il punto di non ritorno per la forma-romanzo tradizionale. Lo scrittore torinese, da sempre pioniere delle ibridazioni tra linguaggi, sceglie la piattaforma Substack per dare vita a un progetto che sfida le logiche del mercato editoriale classico, proponendo una riflessione profonda sulla metamorfosi dell’essere umano contemporaneo.
Il titolo richiama un momento di rottura storica, un confine sottile tra il tramonto di un’epoca e l’alba di un’altra. Per Baricco, vivere oggi significa trovarsi su una faglia: un territorio instabile dove le vecchie certezze sbiadiscono mentre nuove strutture sociali e mentali iniziano a consolidarsi. Waterloo non vuole essere un resoconto cronachistico dell’attualità, ma un’indagine sulla «postura» che l’Occidente assume di fronte ai grandi cambiamenti. Lo sguardo dell’autore si sposta dai titoli di giornale — spesso focalizzati su figure come Musk o Trump — verso correnti più profonde e silenziose, dove il sentire umano sta cambiando pelle in modo irreversibile.
Al cuore della ricerca troviamo temi complessi, declinati attraverso testi, audio e video. Baricco esplora come la meccanica quantistica stia influenzando l’immaginario collettivo, il modo in cui il concetto di bene si stia svuotando di significato e, soprattutto, il crollo dei confini nel sapere. Non si tratta solo di geografia, ma di una ridefinizione totale della conoscenza, dove le discipline non sono più compartimenti stagni ma vasi comunicanti.
Interessante è anche la strategia distributiva e tecnologica del progetto. La newsletter è disponibile in italiano e spagnolo, con una traduzione affidata a Lara, un’intelligenza artificiale di ultima generazione, pur mantenendo un presidio umano per l’editing finale. Questa scelta non è casuale: Baricco abbraccia lo strumento tecnologico per comprenderne i limiti e le potenzialità, trasformando la traduzione stessa in un atto di sperimentazione. Anche il modello economico è provocatorio: un abbonamento annuale che costa meno di quello mensile, un chiaro invito alla fidelizzazione del lettore e alla costruzione di una comunità che segua il progetto nel tempo, piuttosto che consumarlo in un istante.
Ma Waterloo non resterà confinato nello spazio virtuale. Il progetto prevede tappe dal vivo, come l’appuntamento di fine anno al Teatro Galli di Rimini, a dimostrazione che il digitale non esclude la fisicità, ma ne potenzia la portata. In definitiva, Baricco ci suggerisce che l’unico modo per capire il presente è osservarlo mentre accade, senza la pretesa di conclusioni definitive. Waterloo è un’opera aperta, un diario di bordo in un mare in tempesta che, pur parlando di sconfitte e vittorie, ci ricorda che la vera sfida è imparare a nominare il mondo che stiamo diventando.